Antonio Basoli: una mente senza confini

Giornata piovosa quella di oggi. Ma il maltempo non mi ha certamente fermato. Avevo un appuntamento a Castel Guelfo, presso il Palazzo Malvezzi Hercolani, per vedere la mostra dedicata all'opera di Antonio Basoli, ideata e coordinata dall'Assessore alla Cultura Gianluigi Tozzoli, con la collaborazione dell'Accademia di Belle Arti di Bologna Gabinetto dei disegni e delle stampe e la Biblioteca Comunale di Imola.

 

Antonio Basoli - Le quattro parti del mondoAvevo già avuto modo di conoscere ed apprezzare Basoli - pittore di paesaggio, disegnatore, progettista, ornatore e sceneggiatore - in occasione della Biennale del Disegno di Rimini qualche anno fa. Sono rimasta così colpita dalle sue visionarie ambientazioni, da imprimere nella mia mente il suo nome e quando si è presentata l'occasione di rivedere le sue opere, non me la sono certo lasciata sfuggire.

Gianluigi mi ha condotto attraverso un percorso di immagini davvero suggestivo. Le stampe sono esposte in modo da raggruppare tematiche, piuttosto che rappresentare l'ordine cronologico di una produzione artistica che, come diceva il primo biografo di Basoli, Cesare Masini, fu così vasta e prolifica da eguagliare unicamente quella del suo contemporaneo Turner.

 

Antonio Basoli è nato a Castel Guelfo nel 1774 e morto a Bologna nel 1848, dove si era trasferito all'età di 12 anni e visse tutta la sua vita.

Questo ci dà un'idea del periodo storico-artistico nel quale l'artista si formò e delle tendenze che influenzarono la sua produzione artistica.

Eppure, quello che più colpisce della sua opera è che alcuni degli scenari da lui rappresentati non trovano riscontro visivo nella realtà del tempo.

Voglio dire, in un periodo storico in cui il neoclassicismo era lo stile imperante, Basoli seppe aprire la sua mente e la sua "vista" a paesaggi, vedute, ambientazioni del tutto nuove, raffiguranti altri mondi come se fossero dimensioni parallele.

Per esempio, non si comprende da dove Basoli potesse avere tratto alcuni elementi architettonici e decorativi riprodotti nell'Alfabeto Pittorico, oppure le scenografie da cinema contemporaneo del ciclo "Le quattro parti del mondo".

Antonio Basoli - Alfabeto LetterarioSì, è vero che probabilmente durante il suo viaggio a Roma nel 1805, potè osservare diverse strutture di provenienza egizia, quali la Piramide di Caio Cestio e i diversi obelischi, ma come riuscì a comporle in un'unica ambientazione complessa ed articolata creando luoghi mai visti rimane ancora un mistero, a mio avviso.

 

Belvedere Liberty della Tenuta Arpinati di MalacappaPossiamo invece supporre che l'opera dell'artista abbia esercitato una notevole influenza su diversi professionisti di epoche successive.
Per esempio, nella Biblioteca Comunale di Imola è conservato il fondo dell'architetto Remigio Mirri, che ha operato nella città in pieno periodo Liberty. Al suo interno, si trova un album di incisioni di Antonio Basoli. Intorno alla seconda metà dell'Ottocento, inoltre, lo scenografo/architetto Tito Azzolini, realizzò un'opera dal titolo "Architettura Monumentale", che parla da sola quanto ad ispirazione.
Potremmo anche fare riferimento ai moltissimi film dedicati alla Roma antica e girati intorno agli anni '70 del Novecento le cui scenografie ricordano molto le opere del Basoli.

Tito Azzolini - Architettura MonumentaleIndipendentemente dagli scenari esotici ai quali diede vita, Antonio Basoli seppe dedicare al neoclassicismo molta parte del suo operato: lo si può dedurre dalle vedute che rappresentano monumentali città come se fossero imperi maestosi, nei quali l'uomo, minuscolo, è presente ma mai protagonista, come se fosse dominato dalle opere da lui stesso creato.

Questa è una tecnica utilizzata ancora oggi in fotografia per dare un'idea della grandezza di una struttura rispetto all'essere umano.

 

Basoli - Portico della Morte, BolognaInoltre, pur essendosi trasferito a Bologna, Basoli rimase sempre legato al suo paese d'origine, Castel Guelfo: all'inizio della sua professione artistica si firmava spesso Antonio Basoli Guelfese ed è probabile che molti degli scenari realizzati per opere teatrali, con le romantiche vedute ed architetture rurali, siano ispirati alla campagna guelfese.

 

Sono uscita da Palazzo Malvezzi Hercolani con la sensazione di chi ha appena finito di leggere un libro che parla di incredibili viaggi in luoghi fantastici ed esotici: fisicamente, sono immobile nello stesso posto, ma mentalmente mi trovo altrove.
E devo tutto questo alla mente senza confini di Antonio Basoli, una dimostrazione di come l'arte possa davvero attraversare il tempo e lo spazio per arrivare fino ai nostri giorni con la medesima, se non rafforzata, capacità evocativa.

 

 

Ringraziamenti, bibliografia, link ed materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

  • Un ringraziamento a Gianluigi Tozzoli, Assessore alla Cultura di Castel Guelfo, per avermi accompagnato lungo il percorso della mostra, che, per chi fosse interessato, sarà visitabile fino ai primi di novembre.

  • Un ringraziamento a Giordano Tugnoli per avere fornito l'immagine del Belvedere di Villa Arpinati, quale spunto di riflessione ed analogia di stili architettonici tra Basoli ed il Liberty.

  • Brochure della mostra "Antonio Basoli Guelfese", realizzata dal Comune di Castel Guelfo.

  • Presentazione power point realizzata per l'inaugurazione della mostra, a cura di Gianluigi Tozzoli.

  • Lazagne Art Magazine – Speciale Catalogo Biennale Disegno Rimini 2014/1° edizione. Capitolo dedicato ad Antonio Basoli da pag. 54.

  • Le Collezioni della Cassa di Risparmio di Bologna, Ed. Alfa, Bologna– I Disegni I (1973) e III (1977). Disegni di Tito Azzolini e Antonio Basoli.

  • L'alfabeto di Basoli e "La storia infinita" – approfondimento sul capolavoro letterario di Michael Ende contrassegnato in ogni capitolo dalle lettere dell'alfabeto realizzate da Basoli pubblicato sul sito italianways.com

  • L'ultima Raccolta di Antonio Basoli: viaggio e approdo di un artista visionario – articolo a cura di Simone D'Andola con prefazione di Irene Graziani pubblicato sulla Rivista "Figure" n. 2-2014 della Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell'Università di Bologna.
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