Nella campagna di Lovoleto: itinerario tra cultura e paesaggio

Osservo la campagna di Lovoleto (BO) attorno a me con un po' di sorpresa. E' una giornata assolata di maggio, ma molto ventosa e le verdi spighe di grano non ancora maturo si muovono come in una danza armoniosa rendendo ancora più poetica la contemplazione del paesaggio.

 

Campagna di LovoletoLa zona in cui mi trovo e del cui percorso vi parlerò si trova a est del centro urbano di Lovoleto ed è particolarmente interessante dal punto di vista storico e paesaggistico. Gli agricoltori la conoscono come una terra fertile, ancora incontaminata, cioè priva di quelle strutture industriali che stanno connotando sempre di più le nostre campagne.

Oratorio della Beata Vergine degli AngeliQui si possono ancora notare alcune antiche costruzioni rurali e di culto che si legano in modo indissolubile al territorio ed al suo sviluppo nel corso del tempo, motivo per il quale il mio percorso comprenderà entrambi gli aspetti.

 

Diversi documenti dell'Abbazia di Nonantola ricordano Lovoleto per la sua rigogliosa selva sin dall'899. Ma anche l'antico toponimo Lupoleto, secondo le diverse ipotesi, darebbe una spiegazione alla grande ricchezza di queste terre: ora luogo di rigogliosi lupoli, ora luogo abitato da voracissimi lupi, ora bosco lieto (lucus laetus), ora oliveto (Oletum) o "da Opoletum" (piantantagione di oppi).

Corte Colonica LovoletoQueste terre vengono ricordate anche per la presenza di un ospitale per l'accoglienza ai pellegrini (a Lovoleto) e di diverse stazioni di posta.

 

Nicchia per MadonninaCon queste considerazioni in mente, raggiungo la prima tappa del mio percorso. Si tratta dell'Oratorio della Beata Vergine degli Angeli al Ponte Fibbia, presso l'ingresso ovest di Villa Fibbia (oggi Amelia-Sapori), il più importante e vasto insediamento di villa del Comune di Granarolo.

L'oratorio, di pernitenza della villa, venne costruito nella seconda metà del Cinquecento ed ampliato, probabilmente, nella configurazione attuale, nel corso del Seicento quando venne anche concesso come chiesa pubblica. All'interno, le pitture sono ascrivibili al primo decennio del Settecento, periodo caratterizzato da una serie di lavori di ammodernamento della tenuta e dei suoi immobili. Si racconta che nell'oratorio si conservasse anche un crocifisso che nel XVII secolo fece cessare una grave siccità che avrebbe potuto causare carestia ed epidemie.

Questo luogo di culto, insieme all'Osteria del Fibbia, si trova piuttosto decentrato rispetto alla villa, cioè praticamente sulla strada antistante.

Villa Fibbia, torre colombaiaLa casa colonica che ospita l'osteria è infatti un'antica costruzione di fine Cinquecento utilizzata fino alla metà del XVIII secolo come luogo di mescita di bevante e stazione di posta. Questo testimonia l'importante ruolo che entrambi gli edifici dovevano ricoprire nell'accoglienza ai viandanti.

 

Proseguo il mio percorso lungo la via Savena Abbandonato. Il nome è quanto ci rimane di una parte della storia di questo corso d'acqua, l'antica Sapina dei Romani. Un tempo esso scorreva tra i possedimenti di alcune corporazioni religiose di questa zona, ma nel 1558 straripò danneggiandoli. Così il Vicario Generale del Vescovo diminuì inizialmente le decime, per poi ordinare lo scavo di un nuovo alveo nel comune di Lovoleto nel 1560, a seguito di altri straripamenti.

Viale Villani, querce farnia secolariQuesto è il motivo per il quale il territorio della parrocchia finì diviso dal nuovo corso del fiume, così come lo vediamo oggi.

Fermo la macchina sulla via Scuole. C'è una piccola corte colonica poco lontano: una casa d'abitazione di un bel colore rosso, un fienile, ed un piccolo orto vicino. Ma nessuno ci abita più da tempo ed anche la Madonnina che doveva trovarsi in una nicchia sul lato della casa non c'è più. Credo sia un segno evidente del graduale abbandono delle campagne alla ricerca delle comodità che un centro urbano organizzato può fornire. Tuttavia (e per fortuna), non tutti la pensano allo stesso modo e lungo il percorso è possibile notare anche vecchi fabbricati rurali restaurati che, circondati dalla campagna, contribuiscono a riqualificare notevolmente il paesaggio.
Olmo Campestre, campagna di LovoletoE poi bisogna considerare il "cannocchiale visivo" che da qui si può apprezzare: là lontano si scorge la torre colombaia di Villa Fibbia, posta così distante dalla residenza perché doveva annunciarla e simboleggiarne l'importanza.

Tornando sui miei passi, vengo attirata dalla vista del Viale Villani, pregevole viale di accesso ad una villa padronale formato da esemplari secolari di Farnia perfettamente conservati. Il sito assume un fascino straordinario nel mese di maggio, quando gli spazi tra gli alberi si riempiono di una estesa e continua fioritura di Iris.

Prima di tornare alla mia auto per proseguire l'itinerario, faccio un'ultima sosta per identificare un albero che si trova all'incrocio tra via Chiesa e via Scuole. Si tratta di un esemplare adulto di olmo campestre, specie arborea oggi estremamente rara da incontrare nelle nostre campagne: più di 50 anni fa la popolazione di olmi campestri è stata quasi completamente decimata dalla grafiosi e per me ripararmi all'ombra di questo albero, mentre il vento soffiava forte sulla campagna, è stato di grande conforto.

Pioppeto nella campagna di LovoletoIl mio percorso prosegue verso la via Bolognino, una stradina strettissima a lato della quale è possibile incontrare sia pioppeti che boschi naturali di imponenti pioppi bianchi e cipressini.

Oratorio di Santa Croce, LovoletoLa mia destinazione è l'ex Oratorio di Santa Croce. Questo edificio di culto fu fatto costruire nel 1784 dal Marchese Cesare Bolognini e l'anno successivo Pio VI concesse l'indulgenza plenaria a chi nel venerdì di passione, pentito, confessato e comunicato, l'avesse visitato. Questo luogo era dunque meta di continui pellegrinaggi. E' particolare perché presenta due timpani: uno triangolare, posto sopra la facciata e l'altro tondeggiante che si innalza oltre il tetto, a sua volta sormontato da un campaniletto a vela. Al centro del timpano triangolare si trova un obolo realizzato nel 1992 entro il quale una serie di putti sorreggono una croce inclinata sotto lo sguardo devoto di una giovane donna. Il timpano tondeggiante è decorato con una bellissima meridiana realizzata da Giovanni Paltrinieri. "Me lumen vos umbra regit" ("Io sono guidata dalla luce, voi dall'ombra"), cita l'iscrizione sulla meridiana, un elemento nuovo e di grande gusto, aggiungerei. Non ho modo di sapere se prima, data la particolare forma del timpano, vi fosse un altro elemento decorativo, come ad esempio un affresco.

Fondo S. Antonio, Granarolo EmiliaOggi l'oratorio è un'abitazione circondata da una serie di altre case di costruzione più recente, che vanno a formare con esso una sorta di borgata. Ma prima sorgeva isolato in mezzo alla campagna ed in uno stato di grave degrado. E' un piacere vedere che questa nuova destinazione d'uso lo ha salvato dall'abbandono e che la nuova proprietà ha eseguito una riqualificazione rispettosa dell'originaria funzione dell'edificio.

Attorno la campagna è senza fine, magari un po' isolata, ma tranquilla e soprattutto verdissima. Le nuvole, spinte dal vento, si muovono veloci in cielo creando ovunque affascinanti giochi di luce e ombra. Mi allontano da questo angolo di campagna, anche se un po' riluttante, per dirigermi alla mia ultima tappa.

 

Affresco Madonna, Oratorio S. AntonioIl Fondo S. Antonio è un complesso rurale situato in via Viadagola sulla cui origine le fonti consultate non sono concordi: alcune lo fanno risalire al Cinquecento, altre al Settecento.
In ogni caso, i segni dell'incuria e dell'abbandono sono evidenti ed è un peccato dal momento che si tratta di un significativo esempio di architettura rurale tipica del nostro territorio.

L'edificio principale è sormontato da una severa torre colombaia a base quadrata ed ha il tetto a due falde con ampi spioventi che sul lato nord mostrano interruzioni diagonali formate da embrici, per meglio convogliare le acque piovane.

Attorno, si notano i resti di un'antica cinta muraria che stando alle fonti doveva essere alta circa due metri. Questo tipo di struttura l'ho incontrato solamente con gli insediamenti monastici e quindi non sono convinta che il fondo sia nato originariamente come podere ad uso agricolo, ma piuttosto come una struttura adibita all'amministrazione del territorio da parte di qualche ordine religioso.
Anche se il tempo trasforma tutto e questa rimane solo un'ipotesi, c'è un'altra particolarità che mi ha indotto a formularla: alla casa colonica è annesso un minuscolo oratorio dedicato a S. Antonio, che dà direttamente sulla strada e che sporge oltre la cinta di mura. E' possibile che questa collocazione consentisse a viandanti o persone della comunità locale l'accesso libero alla cappellina per un momento di preghiera.

Affresco Sacra Famiglia, Oratorio S. AntonioAll'interno le pareti sono affrescate con interessanti dipinti che raffigurano l'apparizione della Madonna (forse ad un apostolo), una Sacra Famiglia circondata da altri personaggi (forse, fra questi, S. Anna e S. Gioacchino) ed altre figure angeliche oramai quasi cancellate dal tempo e dall'incuria.

Per quanto non sia possibile risalire all'epoca di realizzazione di tali affreschi, mi domando: perché mai qualcuno si sarebbe impegnato nel commissionarli se questo luogo non avesse rivestito un'importanza ben maggiore di un "semplice" fondo ad uso agricolo? Gli oratori delle nostre campagne hanno avuto un ruolo importantissimo tra il Medioevo e la metà del Novecento e la cura nelle decorazioni può essere un fattore essenziale per determinare l'importanza di un luogo per una comunità o un territorio.

Affreschi angeli, Oratorio S. AntonioQuesti dipinti rafforzano la mia convinzione che il Fondo S. Antonio abbia molta più storia da raccontare. Un mistero, per così dire, che non so se verrà mai svelato.

 

Di ritorno alla mia auto, coi capelli scompigliati dal vento, scorgo un uomo a cavallo passeggiare per la campagna, un'immagine che richiama tempi ormai passati, ma che trovo adatta più che mai a questo territorio ancora profondamente legato ai ritmi della vita rurale.

 

Il mio itinerario sembra essere terminato, ma in realtà è appena cominciato: sono certa che continuerà attraverso quanti sapranno cogliere da questo articolo elementi interessanti per partire alla scoperta di questo territorio e viverne un'esperienza tutta loro, da tramandare ad altri e ad altri ancora.

 


Bibliografia, documenti ed altri materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

  • "Guida della provincia di Bologna - itinerari di vallata" a cura di Michelangelo Stanzani – pubblicazione edita dalla Provincia di Bologna (Granarolo a pag. 157).

  • "Dal Santerno al Panaro" – Vol III – Proposta Editrice, 1987 (Lovoleto a pag. 157)

  • "Immediati dintorni, guida ad un territorio di pianura" a cura di Vittorio Bianchi, Gabriele Cavazza, Orlando Stivali - Edizione a cura dell'USL n. 25 di S. Giorgio di Piano, 1989 (Granarolo a pag. 79)

  • "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte" – Tomo II, scheda 15 (San Mammolo di Lovoleto)

  • "Un granaio per la città. Uomini e vicende di Granarolo" a cura di Francesca Bocchi e Rolando Dondarini – Grafis Edizioni, 1989

  • "Progetto -PON/FSE “10.2.5A-FSEPON-EM-2018-31. Potenziamento dell'educazione al patrimonio culturale, artistico, paesaggistico" a cura dell'Istituto Comprensivo Granarolo dell'Emilia.

  • Ringrazio Marco Pancotti per aver rielaborato le foto degli affreschi dell'Oratorio di S. Antonio, al fine di una resa più chiara possibile dei soggetti dipinti.
Pin It

Articoli correlati