Lo Zuccherificio di Argelato

Il complesso dello Zuccherificio di Argelato non passa inosservato a chiunque si trovi ad attraversare le campagne argelatesi. Le alte "torri", visibili da molto lontano, sono il simbolo dell'industrializzazione delle nostre campagne.
Le informazioni su questo stabilimento sono tuttavia così scarse che non è possibile ricostruire con certezza le sue vicende.

Fu costruito nel 1970, probabilmente dal Gruppo Saccarifero Veneto (ex Montesi), assecondando quella che già da tempo era la coltivazione principale del luogo: la barbabietola.

Zuccherificio di Argelato, anni '70Nel 1986, a seguito del "crac Montesi", lo stabilimento venne acquistato dall'Industria Saccarifera Italiana (I.S.I.), i cui azionisti, fino al 1991, erano Eridania/SA. FI (35%), Finbieticola (35%) e Risanamento Agro Industriale Zuccheri (RIBS) per il 30%.
La prima campagna si è svolta nel 1971, l'ultima nel 1991, forse in coincidenza con quelli che furono i complessi passaggi di proprietà tra le diverse aziende azioniste di I.S.I. e con il particolare momento di mercato che il settore stava attraversando.
Nel 1987 lo stabilimento è stato usato per la lavorazione di oltre sei milioni di quintali di barbabietole, utilizzando più di un milione di metri cubi di acqua proveniente dalla falda, in aggiunta a quella attinta dal fiume Reno.
 
Zuccherificio Argelato abbandonatoLo zuccherificio impiegava centinaia di dipendenti, alcuni stagionali, altri fissi. Buona parte di questi proveniva dalla Toscana, un'altra parte da Argelato e dai paesi limitrofi, altri ancora da stabilimenti chiusi in altre regioni.
Si dice che il lavoro in questo luogo fosse davvero ben pagato e consentisse ai dipendenti di mantenere un più che dignitoso tenore di vita.
Ma anche a fronte di questo benessere economico, non era possibile trascurare gli insopportabili cattivi odori che derivavano dal particolare modo di estrarre lo zucchero durante la lavorazione della barbabietola e dalla conseguente putrefazione degli inquinanti organici che caratterizzavano le acque di scarico. Alcuni raccontano che persino l'aria era densa di polveri che ricoprivano ogni cosa.
 
Zuccherificio Argelato abbandonatoSui lati sud ed est si trovano nove grandi vasche, profonde circa quattro metri. Una di queste conteneva lo scarto melmoso della lavorazione, coperto semplicemente da canne. Il complesso è costituito da massicci corpi di fabbrica che venivano utilizzati per lo stivaggio delle barbabietole e dello zucchero ed è circondato da vasti piazzali asfaltati che in passato servivano per la sosta dei camions.
 
Nonostante il cattivo odore, la presenza di grandi vasche d'acqua ricche di microorganismi ha attirato qui molti animali, soprattutto uccelli.
Per questa ragione, a seguito della chiusura dello stabilimento e di successive bonifiche, la zona è stata riconosciuta tra le Z.P.S. (Zone a Protezione Speciale) del progetto Rete Natura 2000 e denominata "Bacini ex-zuccherificio di Argelato e Golena del Fiume Reno".
A tutt'oggi, comunque, pare che di bonifica non si sia ancora finito di parlare, riferendosi però all'amianto, presente sia in forma compatta che friabile in gran parte degli stabilimenti di questo tipo costruiti nel corso del Novecento.
 
Ex Zuccherificio ISI ArgelatoDal 1991, anno dell'ultima campagna bieticola, la vegetazione non ha fatto altro che riprendersi ciò che un tempo le apparteneva, insinuandosi fra le strutture arrugginite al punto da confonderle con il vasto ed incolto parco naturale dei dintorni.
La COPROB (Cooperativa Produttori Bieticoli), che oggi occupa una parte del complesso e gestisce gli stabilimenti ancora attivi di Minerbio e Pontelongo (PD), già annuncia che la campagna del 2018 rischia di essere l'ultima, dopo anni di difficoltà causate dalla rigorosa politica agricola dell'Unione Europea del 2005.
 
Per il resto, la sensazione è che la proprietà dell'area stia aspettando: forse un momento favorevole per demolire e ricostruire, un'ulteriore possibilità di riqualificare, nuovi fondi, oppure che altro?
 
Anche molti di noi continuano ad attendere, in modo diverso ovviamente, che questo vasto complesso ritrovi un preciso significato all'interno del paesaggio e contesto argelatese.
 
Inutile negarlo: questa storia prima o poi avrà un epilogo, ma non sappiamo se sarà dolce o amaro.
 
 
Bibliografia, documenti e link utili alla scrittura dell'articolo:

- "Immediati dintorni. Guida ad un territorio di pianura" (1989) – Sez. Argelato
- Fonti web diverse per la storia degli zuccherifici italiani e dei diversi gruppi saccariferi.
- http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/parchi-natura2000/rete-natura-2000/siti/it4050026

- http://www.saccarifera.it/index.php?key_page=288

- http://www.orizzontidipianura.it/interno.php?ID_MENU=2551

- Servizio fotografico di Fabio Gubellini dal titolo "Zucchero e Ruggine"

- "Mappatura amianto nella provincia di Bologna" – 2006
- "Regione Emilia-Romagna - Mappatura degli edifici pubblici o privati aperti al pubblico con presenza di amianto" - Aggiornamento al 30 Marzo 2012

- Foto scattate durante il sopralluogo in loco, presenti nell'album: "Urbex - Ex Zuccherificio I.S.I."