Palazzo Bolognetti di Maccaretolo: la gemma del Ducato di Galliera

A chi transita al confine con il territorio di Maccaretolo, sulla via Galliera Nord, non sarà certamente sfuggita l'imponente figura di Palazzo Bolognetti. Questa interessante residenza rurale, che si trova al civico 2327, domina la campagna con la sua particolare architettura e la bella colorazione rossa dell'intonaco esterno.

 

Palazzo Bolognetti MaccaretoloPalazzo Bolognetti, detto anche "Al Bulgnét" ha una storia davvero antica. Perciò, dobbiamo andare molto indietro nel tempo per trovare informazioni che lo riguardano e tentare di ricostruirne la storia e lo sviluppo nel corso dei secoli.

 

Palazzo Bolognetti o dei Caccialupi nel 1578Cronologicamente parlando, un primo indizio della sua presenza si può trovare nei "Dissegni di alcune prospettive di Palazzi Ville e Chiese del Bolognese" realizzati da Egnazio Danti nel 1578. L'opera illustra, al n. 253, un palazzo a due corpi con la scritta "Palazzo de Caccialupi". Dalla nota relativa, si legge che una perizia della prima metà del secolo XVII ha permesso di localizzare questo palazzo nel punto in cui si trova oggi Palazzo Bolognetti.

Tuttavia, osservando il disegno, noteremo che è sostanzialmente diverso da come oggi si presenta la costruzione, un complesso aziendale a corte chiusa, con torre slanciata coperta a quattro falde al centro della facciata.

Si avvicina invece molto di più alla descrizione che ne fece il Calindri nel 1785: "Il bel Palagio dei Bolognetti con torre merlata, ponte levatoio e fosse...".

 

Possiamo quindi presumere che l'aspetto attuale della costruzione si debba ad un sostanziale rifacimento eseguito tra la fine del '700 e l'inizio dell'800, probabilmente per adattarlo a nuovi scopi utilitari legati alla conduzione della tenuta e del lavoro agricolo.

 

Palazzo Bolognetti o dei Caccialupi a MaccaretoloSecondo una ricerca di P. Luigi Perazzini, questo palazzo apparteneva a Ludovico Caccialupi, insigne membro del Senato Bolognese. Essendo l'ultimo membro della sua famiglia, egli decise di lasciare la sua eredità a Floriano Malvezzi, con l'obbligo di assumere il cognome Caccialupi. L'eredità passò poi agli Alamandini con lo stesso obbligo e dagli Alamandini-Caccialupi ai Bolognetti, ai quali dobbiamo la denominazione attuale.

Più tardi il palazzo divenne parte del Ducato di Galliera, come testimonia lo stemma posto sulla facciata della torre.

Da quel momento, le vicende di Palazzo Bolognetti non saranno più narrabili singolarmente, ma sempre in relazione al Ducato di Galliera.

 

Stemma del Ducato di Galliera su Palazzo BolognettiUna pianta del 1823 conservata presso la Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, ce ne mostra l'estensione, indicando tutte le terre e proprietà immobiliari che ne facevano parte. Palazzo Bolognetti (avec petit Château civile) è indicato nelle particelle 48 e 49.

La costituzione della tenuta di Galliera è strettamente legata alle vicende patrimoniali di Antonio Aldini. Questo abile avvocato, durante il periodo dell'occupazione francese, costruì un enorme patrimonio immobiliare acquistando fondi di diverso tipo, in prossimazione fra loro, in modo che a poco a poco per frazioni riunite creò un'unica ed enorme tenuta. Purtroppo, però, non potendo fare fronte alle precarie condizioni economiche causate dai molti investimenti in migliorie ed ammodernamenti nei fondi di suo possesso, dovette vendere la sua tenuta a Napoleone nel 1812, che nel contempo costituì il Ducato Imperiale di Galliera.

Palazzo Bolognetti nella Pianta del Ducato di Galliera del 1823Dal quel momento, il Ducato ed il titolo ducale attraverseranno una lunga serie di passaggi di proprietà: nel 1813, a Giuseppina Eugenia Beauharnais; nel 1823, per matrimonio di quest'ultima col principe ereditario di Svezia e Norvegia, Oscar Bernadotte, alla corona svedese; nel 1837 al marchese Raffaele De Ferrari e poco dopo la sua morte nel 1876 alla vedova Maria Brignole-Sale De Ferrari che ne fece dono al duca di Montpensier, Don Antonio Maria Filippo Luigi D'Orléans; nel 1890, a suo figlio Don Antonio Maria Luigi, marito di Eulalia di Borbone, infanta di Spagna, che a causa del tenore di vita eccessivamente dispendioso, dissipò in poco tempo tutto il patrimonio. Mentre il titolo ducale rimane ancora proprietà degli Orléans, le terre appartenenti alla tenuta di Galliera vennero gradualmente frazionate e vendute.
Il Palazzo Bolognetti, probabilmente dopo ulteriori passaggi di proprietà, venne acquisito dalla famiglia Bonora, che è ancora l'attuale proprietaria.

 

Pianta del Ducato di Galliera del 1823I Bonora sono molto noti nel territorio di San Pietro in Casale. Si tratta di un'antica famiglia di imprenditori agrari che per decenni hanno gestito con successo il patrimonio terriero del "Ducato di Galliera" e che in qualità di benefattori, hanno realizzato importanti opere sul territorio e contribuito al suo sviluppo.

Pertanto, il loro rapporto con le vicende di queste terre e con Palazzo Bolognetti dev'essere senza dubbio molto profondo e radicato.

 

Attualmente la struttura è disabitata, anche se stando ai racconti non si trova in questo stato da molto tempo. Fino a qualche anno fa era abitata ed è stata lo scenario di diversi spettacoli culturali e musicali. Ho inoltre rintracciato alcuni documenti comunali del 2009 che attestano l'intenzione della proprietà di destinare la residenza e parte dell'area agricola circostante ad attività ricreative, culturali e sociali, ma purtroppo tali proposte non sono state accolte.
Ad ogni modo, consultando altri documenti della Regione Emilia-Romagna, credo si possa ipotizzare che a determinare l'evaquazione della struttura ed il suo inutilizzo sia stato il sisma del 2012.
A seguito dell'evento sismico, la Regione ha redatto un programma delle opere di ricostruzione pubblica che prevedeva anche dei finanziamenti. Nell'elenco dei beni immobili da riqualificare compare anche Palazzo Bolognetti. Tuttavia, per qualche ragione sconosciuta, la residenza viene citata tra quelle la cui richiesta di intervento non è stata approvata.


Palazzo Bolognetti o dei Caccialupi a MaccaretoloPalazzo Bolognetti rimane, per ora, una residenza avvolta nel silenzio.
Eppure non credo che questo lo renda inospitale. La sua struttura a "ferro di cavallo" si rivolge alla strada principale come due braccia desiderose di accogliere, proteggere, abbracciare. E' come un invito ad avvicinarsi, anche se una rete impedisce di accedere alla corte.
Lo osservo e non posso fare a meno di pensare a Palazzo Bolognetti come ad un'entità viva, capace di sognare e desiderare, esattamente come farebbe ciascuno di noi.
E nell'allontanarmi, mi auguro che possa sopravvivere abbastanza a lungo da vedere realizzati i suoi sogni ed accolte le sue richieste.

 

 

Bibliografia e materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

Le immagini scattate durante il sopralluogo a Palazzo Bolognetti, sono disponibili all'interno di questo album.