La Scuola Morisi di Cento: più di mezzo secolo di storia

A volte capita di addentrarsi in una storia partendo dallo studio di un oggetto che ci capita tra le mani, per quanto non vi sia direttamente collegato. La nostra mente spesso lega gli elementi tra loro in modo singolare o segue percorsi suggeriti dall'istinto. Ed il modo di condurre una ricerca o cercare delle risposte non è sempre lo stesso.
Circa un anno fa, mentre riordinavo alcuni materiali presso l'Archivio Ziosi, trovai un quaderno di compiti scritti tra il 1932 e il 1933. La tecnica di scrittura utilizzata, però, era per me indecifrabile. Qualche tempo dopo, capii che si trattava di stenografia.

Quaderno di stenografia anni '30Scuola Morisi di CentoE' stato l'oggetto stesso a suggerirmi la strada da percorrere per scriverne qualcosa.

Ho notato un "simbolo" sulla copertina del quaderno. Lo avevo notato anche in una fotografia su un libro, che ritraeva un manifesto affisso alla parete frontale della stazione del vaporino di Voltareno.
Indagando ulteriormente, ho scoperto che quel simbolo era presente nel logo della Scuola Morisi di Cento e sono stata indirizzata all'interessante storia di come è nata.
Mi sono messa in contatto con Maura Morisi, direttrice della scuola, per cercare di comprendere se poteva esserci un legame con il quaderno, ma decisa anche ad approfondire la storia della scuola, indipendentemente dal percorso che mi aveva condotto fino a lì.

La storia della scuola è cominciata più di 50 anni fa, nel 1952, quando Giacomina Maffei, di S. Giovanni in Persiceto, si trasferì a Cento dopo il matrimonio con il signor Morisi.
Giacomina, classe 1928, era una ragazza capace, intelligente, determinata, ma soprattutto ambiziosa. Aveva vinto numerose gare nazionali di dattilografia (nel 1950, al Concorso Provinciale di questa disciplina, aveva superato le 500 battute al minuto. Un buon primato considerando le macchine da scrivere del tempo), tanto da essere notata dalla Olivetti che, in procinto di aprire un punto vendita a Cento, le propose di organizzare corsi per "battere a macchina in fretta".

La voce si sparse velocemente coinvolgendo, tra gli altri allievi, anche le impiegate della Cassa di Risparmio di Cento, su volere del direttore della banca dell'epoca, al quale non erano sfuggite le capacità di Giacomina un giorno che si recò in visita al punto vendita di Cento. 

Proviamo ad immaginare il ruolo che tradizionalmente, ai tempi, veniva assegnato alle donne: quello di badare alla casa, allevare i figli e "fare il ragù". Ecco, Giacomina non era quel tipo di donna. Dedita anima e corpo al lavoro, a quel progetto che stava nascendo grazie alle sue capacità ed alla sua passione, non si fermò nemmeno con l'arrivo dei figli, tra i quali anche Maura. Credo ci fosse un motivo importante se Giacomina non rinunciò neppure in parte a questo ruolo didattico: la scuola Olivetti (Morisi), con prima sede in Via Matteotti 10 a Cento, nasceva proprio negli anni in cui era necessario formare personale impiegatizio per la nascente industria centese e su di lei, in qualità di insegnante, si reggevano le fondamenta di questa imprenditorialità. Storia della Scuola Morisi di CentoI primi corsi comprendevano dattilografia, stenografia, contabilità, amministrazione del personale, calcolo a macchina.

Ma la scuola ha saputo, nel corso di più di 60 anni, evolversi Scuola Morisi di Cento, la storiaunitamente alle tecnologie ed alle richieste del mercato del lavoro, fino ad arrivare all'aggiornata sala multimediale dei giorni nostri, che oggi ha sede in Via Ugo Bassi 82. Il motto "dalla formazione all'occupazione", che definisce sinteticamente lo scopo della scuola, è nato proprio in quegli anni ed è più che mai attuale.

Giacomina fece dunque una scelta: all'educazione casalinga e famigliare preferì quella scolastica. Ma senza questa scelta, la Scuola Morisi non sarebbe diventata quello che è oggi, un ambiente nel quale convergono competenze ed esperienze formative di altissimo livello. E' stato grazie a lei, inoltre, che i figli hanno imparato a dare il meglio di se stessi nello studio e nel lavoro ed a raggiungere importanti traguardi.

Maura, a 11 anni, scriveva già in stenografia Meschini, partecipa in qualità di giudice di gara a campionati di informatica e fa parte del consiglio direttivo dell'Accademia Aliprandi- Rodriguez di Firenze, nata per lo studio dei sistemi stenografici, che studia la trasformazione della parola in testo (www.accademia-aliprandi.it).
Credo sia un indice concreto di quanto detto sopra.

E il "simbolo" sul quaderno utilizzato anche nel logo della Scuola Morisi, dunque? Non è altro che la parola "stenografia" scritta in stenografia Gabelsberger.
Alunni della Scuola Morisi di CentoInoltre, nel 1932 Giacomina Maffei aveva 4 anni, perciò la studentessa che lo ha scritto non poteva essere una sua allieva.
Quindi, tra il quaderno e la Scuola Morisi non v'è alcun collegamento.

Ma non ne sono delusa: penso che mi abbia condotto dove doveva.
Avevo solo un'ultima curiosità: sapere quello che c'era scritto.
La dottoressa Maria Luisa Corti dell'Accademia Aliprandi-Rodriguez, su richiesta di Maura Morisi, è stata così disponibile da tradurre il testo.
Giacomina Maffei anni 50Dagli stenoscritti, anche se caratterizzati da errori ed inesattezze tipici di uno studente, emergono fatti di storia che risalgono alla Grande Guerra e stralci di poesie incomplete.
Finalmente, dopo un anno, si è chiuso il cerchio attorno a quel quaderno che una studentessa di 14 anni scrisse quasi un secolo fa.

Tornando a casa, ho ripensato ai miei insegnanti scolastici: alcuni di loro mi hanno aiutato a sviluppare le mie attitudini. Altri ancora mi hanno insegnato ad apprezzare materie a me non congeniali. Altri, infine, mi hanno inculcato, se non la materia, il rispetto per l'insegnante stesso e per il ruolo di grande responsabilità che riveste nell'educazione e nella crescita di un ragazzo. Devo ringraziarli per questo. Perciò, ripensando al colloquio avuto con Maura Morisi, mi domando: quale miglior insegnante ci può essere, oltre ad un genitore, di un buon professore?
E' una domanda più che mai attuale, direi. E la risposta non sta nei libri, ma nella mente e nel cuore di chi educa, insegnante o genitore che sia.

Ringraziamenti:

- Alla signora Maura Morisi per la disponibilità all'intervista e per la documentazione fornita. - Alla Dott.ssa Maria Luisa Corti dell'Accademia Aliprandi-Rodriguez di Firenze per la traduzione del quaderno stenoscritto

- A Silvano Leprotti, per avermi indirizzata alla Scuola Morisi, attraverso le sue competenze culturali.

Documenti e link utili alla ricerca:

- www.scuolamorisi.it
- www.accademia-aliprandi.it

- "Nuovo notizie artigiane", pubblicazione edita da Confartigianato di Ferrara, Anno XVI – Supplemento al n. 9 di ottobre 2002
- Immagini storiche della Scuola Morisi fornite da Maura Morisi
- Quaderno di Compiti di Stenografia anni 1932-1933 conservato presso l'Archivio Ziosi