Il grande cuore di Carolina e Giuseppe Bisi per Argelato

Qualcuno dice che la generosità si misura a piccoli passi, dall'insieme di gesti quotidiani, di attenzioni costanti che abbiamo verso il prossimo senza aspettarci nulla in cambio. Un passo dopo l'altro, questi gesti generano nell'animo altrui quella riconoscenza e quella consapevolezza collettiva che permette ad una comunità di progredire, svilupparsi, fare un buon lavoro, vedere crescere bene i propri figli.

Questo concetto è più che mai idoneo parlando di Carolina Bisi e di suo fratello Giuseppe.

Carolina e Giuseppe Bisi di ArgelatoTra le mani ho una foto in bianco e nero del settembre 1981, che li ritrae insieme su una barca, al largo della costa di chissà quale località.

Seduti uno vicino all'altra, come è stato per tutta la loro vita. Sembra strano, nella società di oggi, che due fratelli possano sviluppare un legame così forte, anche con il gap generazionale che li separa. Eppure, Giuseppe, nato nel 1911 e Carolina, nata nel 1920, hanno condiviso davvero tutto fino alla fine. Carolina Bisi con le amiche nel 1943E' attraverso le testimonianze di alcune delle persone che li conoscevano, sia nella vita privata che in quella pubblica, che ho la possibilità di ricostruire almeno una parte della loro vita, quella che è rimasta impressa come un'impronta nel loro cuore. Gian Paolo Borghi è il primo a fare una dichiarazione su di loro:
Non ho avuto molte occasioni per frequentare Carolina e Giuseppe, che abitavano tra l'altro nella casa vicina a quella dei miei genitori. I due fratelli erano conosciuti e apprezzati per la loro riservatezza e gentilezza. Carolina era inoltre stimata nel suo lavoro. Ricordo anche Giuseppe e la sua bonomia. I due fratelli erano molto morigerati e facevano vita molto parca.
Da Assessore, ricordo con piacere la decisione di Carolina di devolvere una parte della sua eredità a favore del restauro dell'organo della chiesa parrocchiale
”.

Pur essendo molto riservati, sapevano come far parte della vita degli altri: con quel rispetto che contraddistingue le persone umili. Erano membri molto ben inseriti nella nostra comunità, soprattutto in quella parrocchiale, nella quale avevano trovato la loro dimensione ideale di espressione e “lavoro”. Ma la loro instancabile laboriosità, si esprimeva anche nell'ambito privato, con gesti di grande generosità e dedizione verso il prossimo.

Enzo Ziosi e Milena Veronesi ricordano quanto i due fratelli abbiano fatto per l'educazione dei bambini, pur non essendo stati mai sposati e non avendo mai avuto figli. Enzo può dire di essere cresciuto insieme a Carolina e Giuseppe, poiché la madre lo portava sempre da loro affinché lo badassero quando andava a lavorare in risaia. I due fratelli lo hanno visto diventare adulto e sposarsi, eppure Carolina continuava a chiamarlo “Al mi Enzo” (Il mio Enzo) in virtù di quell'affetto, di quella fiducia e di quel rispetto che era nato tra loro dopo tanti anni di conoscenza.

Milena non potrà mai dimenticare quanto Carolina e Giuseppe siano stati una benedizione per lei e la sua famiglia. Carolina, oltre che aiutarla in momenti molto difficili della sua vita di madre e ad essere stata un'amica indispensabile, ha saputo essere per i suoi figli la nonna che avrebbero sempre voluto: li accompagnava e li andava a riprendere all'asilo, gli preparava il pranzo, li accudiva quando lei era impegnata in commissioni.
E tutto con un rigore ed una perfezione unici. Giuseppe, dal canto suo, sapeva dimostrarsi gentile ed affettuoso, andando al “ferrovecchio” e tornando a casa con qualche giocattolino che poi regalava ai bambini. Giuseppe BisiIn modi diversi, i due fratelli erano i primi ad accorrere o i primi ai quali le persone si rivolgevano, perché meritevoli di fiducia.

Sia ben chiaro, però, che Carolina, nonostante la sua grande disponibilità, non era certo uno “zuccherino”. E' stato infatti grazie alla sua indole autoritaria che riusciva a farsi obbedire dai bambini, impartendo loro lezioni di educazione e rispetto. Enzo ricorda che quando era piccolo ed andava da Carolina adorava andare alla finestra a guardare il passaggio del treno di fianco alla Mota, salendo coi piedi su di un piccolo sgabello al quale Carolina teneva molto. Lei, un po' infastidita dal vizio che il piccolo Enzo aveva preso, lo avvisò che dal giorno dopo quella cattiva abitudine doveva cessare. La sua non era una richiesta, ma un ordine al quale Enzo dovette obbedire e che lei gli fece rispettare anche se questo significava sentirlo piagnucolare tutto il tempo.
Fu grazie alla determinazione ed alla risolutezza di Carolina, dunque, che Enzo comprese quale rispetto ed obbedienza si doveva ai grandi.In cambio, quando arrivò il momento, Carolina fece dono ad Enzo di quel piccolo sgabello. Ed Enzo ancora lo conserva come ricordo carissimo.

Milena ricorda invece che affidava i suoi figli a Carolina senza un briciolo di pensiero. Si fidava del suo giudizio imparziale e onesto sia quando li sgridava sia quando li premiava, ad esempio, con un lecca-lecca o una caramella: “Se l'ho fatto, vuol dire che va bene così” diceva spesso, come a intendere che sapeva discernere tra giusto e sbagliato, che sapeva sempre quello che diceva e faceva. E che fosse una persona molto diretta e decisa lo sapevano in molti. Se diceva una cosa, bella o brutta che fosse, era quella. Lei difficilmente sbagliava.

E soprattutto, lei per tutti era “la Signorina Bisi” e la sua capacità di esercitare il controllo e di far rispettare le regole, anche se ad alcuni potrebbe apparire eccessiva, le era indubbiamente utile in diverse attività che svolgeva, tra le quali l'accompagnamento dei bambini della Colonia Elioterapica di Argelato al mare, durante il periodo estivo.
Carolina Bisi nel 1939Provate ad immaginare quale efficienza e vigilanza erano necessarie per mettere su un carretto una moltitudine di ragazzini sghignazzanti e rumorosi, eccitati all'idea di qualche giorno di vacanza. E in lei, che nel 1939 aveva solo 19 anni, queste doti non mancavano di certo.

Ma è chiaro che dietro a questa necessità di controllo della situazione ci fosse soprattutto una vita spesa ad occuparsi degli altri, come i genitori ed il fratello Giuseppe, che aveva un carattere più mite ed un approccio molto diverso da quello della sorella. Dai racconti si evince dunque come fosse Carolina il pilastro della famiglia e come Giuseppe fosse contento di questo suo ruolo poiché si fidava della sua guida.


I due fratelli avevano un rispetto l'uno per l'altro fuori del comune e Giuseppe si affidava a Carolina in tutto. Questo rispetto si traduceva non solo in pubblico (durante i viaggi che facevano insieme, lui portava sempre la borsa della sorella per non farle fare fatica e...guai chi gli toccava la sua Carolina!), ma anche nel lato privato, con gesti di grande considerazione e riguardo. Quando Giuseppe venne a mancare, nel 1999, il dolore per Carolina fu grandissimo. Ma in cuor suo, a quanto disse, preferiva se ne fosse andato prima lui, poiché era preoccupata di come avrebbe vissuto Giuseppe se fosse avvenuto il contrario.

Di Carolina sappiamo anche che era una delle ricamatrici migliori della zona. “Aveva le mani d'oro”, dicono tutti, “E lavorava con grande piacere e ad un compenso davvero irrisorio considerando il lavoro eccellente che faceva”.
Perciò, avere una camicia con le proprie iniziali (com'era d'uso all'epoca anche per dirigenti di importanti aziende), oppure tovaglie, asciugamani o fazzoletti ricamati da lei, era un onore grandissimo.

Carolina e Giuseppe sono stati parte integrante della storia della Mota. Probabilmente ci hanno vissuto quasi tutta la loro vita. E per questo palazzo vecchio e sgangherato hanno visto scorrere un sacco di altre vite oltre alle proprie, tra le quali anche quella di Enzo, nato al terzo piano dell'edificio. Posso comprendere il senso di attaccamento che si crea verso la prima casa acquistata con tanti sacrifici e nella quale hai fatto tanti investimenti. Giuseppe Bisi nel 1978

La decisione di vendere l'appartamento a Flavio Lambertini (per il suo studio medico) ed il successivo trasferimento nel 1981 nello stabile soprastante il benzinaio di Argelato, furono quindi passi molto difficili e sofferti.
Carolina, nei primi tempi dopo il trasloco, diceva spesso a Milena (sua nuova vicina): “Mi sembra sempre di essere via da casa per una vacanza e di doverci tornare”. Ma col passare del tempo si era abituata alle comodità che il nuovo appartamento offriva, per esempio il terrazzo sul quale stendere i propri panni in comodità senza dover scendere in cortile, come accadeva invece alla Mota, priva di balconi. Ed anche in questo caso, non mancavano attenzioni da “buon vicinato” verso Milena che, al contrario del suo, aveva il balcone rivolto a nord e troppa ombra: spostando i suoi panni tutti da un lato, le dava la possibilità di stendere gli abiti dei figli in modo che asciugassero più in fretta.

L'altra importante motivazione che la portò ad apprezzare il nuovo appartamento, come disse ad Enzo, fu il fatto che le bastava attraversare la strada per recarsi nella sua amata chiesa. Come dicevo, i due fratelli erano molto devoti ed attivi nella comunità parrocchiale e possono essere ricordati sia per il loro impegno assiduo in qualità di parrocchiani che per le loro donazioni. Carolina adorava la musica dell'Organo Adriano Verati 1888 della chiesa, sulla quale doveva avere cantato spesso in coro. A Enzo sembra ancora di vederla mentre glCarolina Bisi in un ritratto del 1949ielo raccontava. Furono la sua grande fede ed il profondo amore per il significato culturale e spirituale intrinseco alla musica dell'organo a spingerla alla decisione di devolvere parte della sua eredità alla Parrocchia con la precisa richiesta di restauro dello stesso.

Il testamento, scritto da Romano Guizzardi ed affidato a Enzo Ziosi in qualità di esecutore testamentario fu aperto nel 2003, dopo il decesso di Carolina Bisi, alla presenza delle diverse persone coinvolte nello stesso. Ed Enzo Ziosi, che negli anni precedenti era stato anche incaricato dalla Bisi di seguire la sua contabilità personale, lo fece rispettare punto per punto, soprattutto per quanto riguarda la parte relativa al restauro dell'organo, al quale Carolina teneva particolarmente. L'incontro con il Prof. Macinanti, uno dei massimi esperti di settore, fu provvidenziale. Da diversi anni, infatti, aveva mostrato il suo interessamento alle condizioni dell'organo, senza però che si presentasse la possibilità effettiva di avviarne un adeguato restauro. Macinanti si occupò di coordinare tutte le operazioni necessarie a procedere con i lavori, dai sopralluoghi, alla valutazione di fattibilità, alla gara d'appalto svolta con la valutazione di vari preventivi formulati da ditte autorizzate a compiere restauri di tale complessità.
Organo Adriano Verati 1888 ArgelatoL'offerta scelta, elaborata dalla ditta Pietro Corna di Casnigo (BG) non solo era in linea con l'entità del lascito alla Parrocchia, ma confermava anche la possibilità di riportare al suo antico splendore e uso un manufatto unico ed importantissimo, sia culturalmente che religiosamente. L'opera di restauro fu finalmente eseguita, a regola d'arte, come Carolina e Giuseppe avrebbero sempre voluto, e l'organo restaurato venne inaugurato durante la cerimonia del 22 settembre 2007.

Penso che si possa campare mille anni, ma non la puoi dimenticare una persona così” mi ha detto Milena con le lacrime agli occhi. Mentre la osservo in silenzio, comprendo a pieno i sentimenti che provano sia lei che Enzo nei confronti di Carolina, poiché anche io ho avuto, come loro, la fortuna di poter contare su una vicina di casa estremamente generosa e che non ringrazierò mai abbastanza. Carolina Bisi con Milena Veronesi

Giuseppe e Carolina erano, come poche altre persone che possiamo incontrare nella nostra vita, paragonabili alle luci di un faro: sempre accese. E non basta certo la loro scomparsa a lasciare al buio le persone o le cose che hanno amato.
La luce sarà sempre accesa, fintanto che la memoria del cuore sarà in grado di ricordare.

Bibliografia, testimonianze e materiali utili alla redazione dell'articolo:

- Si ringraziano per le testimonianze raccolte: Enzo Ziosi, Milena Veronesi, Marco Palli, Romano Guizzardi, il Dr. Gian Paolo Borghi, gli amici di Facebook che hanno conosciuto Carolina e Giuseppe ed hanno scritto sulla mia pagina brevi ma significativi commenti.

- Raccoglitore dedicato a Carolina e Giuseppe Bisi, conservato presso l'Archivio Ziosi di Argelato.

- “Il restauro dell'organo Adriano Verati 1888 della Chiesa Arcipretale di Argelato” – con contributi del Prof. Andrea Macinanti e del Prof. Francesco Tasini – 2007.

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