Biografie, storia, tradizioni
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- Scritto da Genziana Ricci
C'è una lapide a Ferrara, nascosta dietro la statua del Savonarola, sulla via Coperta del Castello Estense. Pochi si fermano a leggerla. Eppure racconta una storia che merita di essere ricordata: quella di tre uomini che, nell'ottobre del 1884, persero la vita in una delle regioni più inospitali della Terra, la Dancalia, spinti dal desiderio di aprire nuove vie di comunicazione tra l'altopiano abissino e la costa del Mar Rosso.
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- Scritto da Genziana Ricci
E' l'estate del 1603. Orlando Rubini viene assassinato nella sua casa di San Giovanni in Persiceto. Sua moglie Ginevra è presente al delitto: l'omicida, per evitare che testimoni, la nasconde in casa di amici a Bologna e poi la fa allontanare dalla città. Ginevra si rifugia a Modena per qualche giorno, lascia la figlia – una bambina di sette o otto anni – dai cognati, e poi trova sistemazione a Finale Emilia, convivendo con un certo Giovanni Francesco De Vecchi.
Una donna sola, senza marito, senza reddito fisso, in una società che non lasciava molte scelte alle donne povere. Neppure due giorni dopo la morte di Orlando, però, il cognato Benedetto Rubini si presenta al vicario foraneo di San Giovanni in Persiceto, Paolo Castelvetro, con una denuncia. Non alla giustizia ordinaria: al Sant'Uffizio.
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C'è qualcosa di profondamente affascinante nel modo in cui un'immagine sacra possa attraversare i secoli, sopravvivere a incendi, guerre e trasformazioni urbane, diventando il simbolo stesso di una comunità. È questa la storia del Santissimo Crocefisso di Castel Guelfo di Bologna, un racconto che inizia nelle campagne bolognesi del Duecento e arriva fino ai giorni nostri, intrecciando miracoli, nobili famiglie e una devozione popolare che non conosce interruzioni.
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C'è un momento nella storia in cui un uomo solo, con tre bombe cariche di mercurio fulminante, riesce a far tremare un impero e a cambiare il destino di una nazione. Quell'uomo si chiamava Felice Orsini, e la sera del 14 gennaio 1858, davanti all'Opéra di Parigi, scrisse una pagina che ancora oggi divide gli storici: eroe del Risorgimento o precursore del terrorismo moderno?
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Quando Pellegrino Ruffillo Artusi viene al mondo il 4 agosto 1820 – anche se lui stesso, per ragioni mai del tutto chiarite, indicherà nella sua autobiografia la data del 20 agosto – Forlimpopoli è ancora un piccolo centro di appena duemila anime incastonato tra Forlì e Cesena, lungo l'antica via Emilia. Siamo nello Stato Pontificio, e la cittadina conserva ancora intatto il suo aspetto rinascimentale: mura, fossati, sette torrioni e un'imponente rocca trecentesca garantiscono agli abitanti quella sicurezza che presto si rivelerà quanto mai fragile.
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Siamo catapultati indietro nel tempo, nella Ferrara di fine Cinquecento, tra pietre, corti e voci che sembrano ancora riecheggiare sotto i portici. Il nostro viaggio ha un filo conduttore preciso: le donne, pedine o protagoniste nei complessi giochi di potere della dinastia estense. Un percorso che culminerà nella Palazzina di Marfisa d’Este, appena restituita alla città dopo un attento restauro, e che ci conduce nel cuore più fragile e affascinante del potere.
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