90 anni fa nasceva l'imposta sul celibato: quando i single venivano tassati

Più vado avanti a riordinare documenti di tanti anni fa e più mi rendo conto di quante e quali tasse in più venissero applicate per spingere la popolazione ad adeguarsi agli schemi di politica interna del governo fascista. L'imposta sul celibato (o tassa sui celibi) era una di queste.


Imposta sul CelibatoVenne introdotta dal regime fascista il 13 febbraio 1927 con lo scopo di favorire il matrimonio e, con la conseguente nascita di figli, aumentare la popolazione per il perseguimento degli obiettivi di grandezza nazionale dell'Italia oltre che per avere un esercito sempre più numeroso.

Con lo stesso ragionamento, vennero prese altre misure: premi di natalità, cerimonie nuziali di massa, esenzioni fiscali per le famiglie numerose.

L'imposta sul celibato interessava i celibi tra i 25 ed i 65 anni. Quindi, la pagavano i papà per i figli e gli uomini celibi. Nessuna tassa sul nubilato.
Come a dire che solo gli uomini erano colpevoli della mancanza di nascite in Italia e che le donne non erano altro che uno strumento in mani altrui. Imposta sul celibato 1942

Era composta da un contributo fisso che variava a seconda dell'età - 70 lire per le fasce tra i 25 e i 35 anni, 100 lire fino a 50 anni, 50 lire oltre questa età, esenzione dai 66 anni. Tali importi vennero aumentati due volte nell'aprile 1934 e nel marzo 1937 - e da un'aliquota aggiuntiva che variava a seconda del reddito del soggetto.
Il tutto veniva devoluto all’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia. La tassa restò in vigore fino alla caduta di Mussolini e venne abrogata dal governo Badoglio il 27 luglio 1943.

Inutile dire che queste misure legislative non portarono assolutamente all'effetto desiderato. Anzi, negli anni successivi si verificò l'esatto contrario, cioè una diminuzione della natalità ed il conseguente calo demografico. E chi voleva fare più figli per sfamarli in un periodo di estrema miseria, oppure per mandarli a morire in guerra?

Qualche anno fa, i single hanno rischiato di vedere questa odiosa tassa tornare in auge ed ogni tanto ancora se ne parla. Certamente, il governo ci guadagnerebbe e non poco: i single in Italia sono in continuo aumento.

Ma i tempi sono cambiati: oggi le donne hanno smesso di fare le casalinghe e lavorano, tra i giovani la disoccupazione in aumento comporta difficoltà e ritardi in termini di indipendenza economica.

Senza contare che il ritorno di una tassa sul celibato oggi sarebbe anche incostituzionale: l'Art. 53 della nostra Costituzione cita infatti che "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".

Ma per quanto non siamo nuovi all'interpretazione ed applicazione personale delle nostre leggi, una cosa è certa: nessuna imposta o misura di legge potrà mai convincere un uomo o una donna a contrarre un matrimonio contro la propria volontà, i propri timori, le proprie necessità e possibilità economiche. Credo che molti single pagherebbero qualsiasi tassa piuttosto che sentirsi obbligati ad amare o a procreare.

In un certo senso, oggi, il sano egoismo è la tendenza che prevale: meglio single e tassato che sposato e disperato.

Articolo ispirato da documenti appartenenti alla collezione privata di Enzo Ziosi – Argelato (BO)

 

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