Il Pane: un bene prezioso quanto la vita

Solo oggi comprendo perché mio padre non rinunciasse mai al pane sulla tavola. Mio padre, classe 1932, era legato al pane come ci si lega alla vita.
Ogni sabato mattina alle 6.00, cascasse il mondo, c'era da andare dal fornaio a prendere la scorta di pane per la settimana.

Code al panificioHo sempre compreso che, avendo vissuto gli anni della Seconda Guerra Mondiale, con la miseria ed i razionamenti, il pane fosse un alimento essenziale per lui, ma non ero consapevole del senso di privazione, di bisogno, che la guerra genera negli animi di una popolazione ridotta alla fame.

Oggi ho analizzato una Tessera del Pane. Si trattava di una tessera personale introdotta in Italia dal regime fascista dopo lo scoppio della guerra, distribuita dagli Uffici Annonari del Comune ad ogni famiglia, che definiva le quantità di merci e di generi alimentari razionati (pane, farina, olio e sale) acquistabili in un determinato lasso di tempo.

Le dosi acquistabili erano definite e uguali per tutti: la razione giornaliera di pane per persona a cui la tessera dava diritto era stata definita nel 1941 in 200 grammi e nel 1942 in 150 grammi. Tessera del paneComprenderete quanto le famiglie italiane, allora molto numerose, dovessero patire la fame.

Chi viveva in campagna era più fortunato perché bene o male aveva di che vivere. Ma chi viveva in città o in paese si faceva lunghe code davanti ai panifici già dalle 4.00 del mattino per attendere la distribuzione o per prenotare il pane che sarebbe arrivato di lì a uno o due mesi.

Questo documento introduce a diversi argomenti correlati, come l'ammasso, operazione che permetteva al produttore agricolo o industriale di conferire i propri prodotti ad un ente, pubblico o privato, che li amministrava nell'interesse suo e/o della comunità. Durante il fascismo, nel 1930, in Italia fu istituito l’ammasso volontario del grano, a gestione statale, per garantire ai produttori un prezzo minimo unico per tutto il territorio nazionale.

Nel 1936, l'ammasso del grano divenne obbligatorio, anche per garantire alle autorità il pieno controllo delle quantità prodotte. In seguito furono organizzati ammassi obbligatori anche per la canapa, la lana, l’olio d’oliva, i cereali minori, il risone, la legna da ardere. In realtà, l'ammasso privilegiava essenzialmente i produttori, il regime e le famiglie benestanti. I contadini, pur lavorando la terra o coltivando il grano, oppure le famiglie non agiate, avevano meno possibilità di giovarne.

Battaglia del paneDa un'altra tessera del 1941, apprendo che il Comune, in seguito ad una campagna di politica agraria lanciata dal governo Mussolini, aveva istituito la "Commissione Comunale per la Battaglia del Pane", con lo scopo di sollecitare gli agricoltori ad incrementare la coltivazione del grano del 35% per garantire il pane ai soldati ed alla popolazione, per il raggiungimento della "Vittoria" in tutti i campi, sia civile che militare.

"Pane per la Vittoria – Seminare molto e bene" erano i motti diffusi su queste tessere e la Battaglia del Grano, più che un invito, era un obbligo per l'agricoltore che aveva un terreno seminativo a fare il proprio dovere. Chiaramente, questa campagna, se da una parte contribuì all'aumento della produzione di granoturco, dall'altra sfavorì altre colture.

I danni, sia in un modo che nell'altro, non potevano essere evitati. Con la formazione, intorno al 1943, dei primi gruppi di resistenza al regime, cominciarono a diffondersi appelli alla lotta contro la "disciplina alimentare di guerra". Al motto di "Nemmeno un chicco di grano agli ammassi fascisti!", i contadini venivano invitati a non conferire più il prodotto della loro fatica agli ammassi a favore della popolazione affamata e i cittadini, ad attaccare i magazzini degli ammassi per riappropriarsi dei generi alimentari, estorti indirettamente, in modo che non cadessero nelle mani dei nazisti.

Nella nostra zona, dopo l'8 settembre 1943, uomini e donne assaltarono per 3 giorni il silos granario di S. Giorgio di Piano con sacchi, carriole e carri trainati. Allo svuotamento del silos parteciparono anche persone provenienti da Argelato, Bentivoglio e Castello D'Argile, perché grandi quantitativi di grano di quel comune erano stati conferiti nello stesso silos.

Capisco ora quale e come deve essere stata la lotta per il pane, il simbolo delle necessità di una popolazione affamata e bisognosa, combattura tra fare il proprio dovere o dare da mangiare ai propri figli.
I miei ricordi legati al pane sono altri, forse insignificanti rispetto a quelli che ho raccontato sopra. Sono nata in una generazione nella quale la presenza del pane è quasi scontata.
Ricordo che andavo con mamma dal fornaio il sabato mattina e compravamo sempre un sacchetto di rosette. Era calde, appena sfornate, e nel tornare a casa me ne mangiavo sempre una. Aveva ragione mio padre: se vuoi avere pane per i tuoi denti, non sprecarne nemmeno una briciola.


Documenti appartenenti alla collezione privata di Enzo Ziosi – Argelato (BO)

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