Don Giovanni Luigi Zanelli osserva con stupore il suo interlocutore. È stato convocato all’alba, nel silenzio degli ambienti più riservati della curia bolognese. "Io dovrei recarmi a Roma e Napoli?" chiede, incredulo. L’uomo di fronte a lui annuisce e gli consegna i dettagli di un incarico tanto importante quanto avvolto nel riserbo.

Il misterioso viaggio di don Zanelli a Roma e NapoliÈ il febbraio 1798. Zanelli è un giovane sacerdote al servizio della curia, poco più che ventenne, e sta per intraprendere un viaggio proprio mentre l’Italia centrale è sul punto di essere travolta dalla tempesta rivoluzionaria.

Il 5 Febbraio 1798 Don Giovanni Luigi Zanelli ottiene un Discessit, documento necessario per recarsi fuori dalla diocesi di BolognaIl 5 febbraio ottiene un Discessit, il documento necessario per uscire dalla propria diocesi. Un permesso tutt’altro che scontato. Nato e cresciuto a Castel Guelfo, appartenente a una famiglia storica ma privo di cariche rilevanti, Zanelli sembra una scelta insolita. Forse proprio per questo, unitamente alla giovane età, al carattere riservato ed alla fedeltà repubblicana della famiglia, risulta il candidato ideale per muoversi nell’ombra.

Lasciapassare rilasciato il 9 Febbraio 1798 a Giovanni Luigi Zanelli da Firenze per Roma (Archivio Parrocchiale)Le strade sono impervie e insicure. Dalla carrozza Zanelli osserva tutto con curiosità, forse con timore. Eppure nessuno lo ostacola: è come se un’autorità invisibile lo proteggesse. Quattro giorni dopo, il 9 febbraio, lo troviamo a Firenze. Da lì prosegue verso Roma con un lasciapassare rilasciato dal Cardinale Odescalchi, arcivescovo di Firenze, in compagnia di Sebastiano Monari, anch’egli bolognese. Chi sia davvero Monari non è dato saperlo: il documento non chiarisce se sia laico o religioso. Un’ambiguità voluta, in un’epoca in cui ogni parola nei lasciapassare ha un peso politico. I due non si incontrano per caso: sono parte di un disegno preciso, che il viaggio renderà evidente.

Roma conquistata dai francesi nel 1798Pochi giorni dopo Roma cade nelle mani dei francesi e viene proclamata la Repubblica Romana. Zanelli si trova in città nel momento esatto del collasso del potere temporale del papa. Non resta traccia ufficiale di ciò che vede, di chi incontra, di quali informazioni raccoglie. Ma è plausibile che il suo accompagnatore abbia agevolato la consegna di una missiva delicata proprio nel momento in cui il papa lascia Roma, evitando interferenze.

La missione non si conclude lì. Zanelli prosegue verso Napoli, l’altro grande osservatorio della crisi italiana, il regno destinato a crollare di lì a poco sotto l’urto francese.

Lasciapassare rilasciato il 9 Germinale 1798 (21 marzo) a Giovanni Luigi Zanelli da Napoli per Bologna via terra (Archivio Parrocchiale)Il ritorno è ancora più rivelatore. Il 21 marzo 1798, da Napoli, riceve un lasciapassare per rientrare a Bologna via terra. A firmarlo non è più un’autorità pontificia, ma Claude Joseph Trouvé, rappresentante della Repubblica Francese. Il sacerdote viaggia solo: l’uomo che lo accompagna a Roma scompare dalla documentazione. La missione a due è terminata e il rientro avviene sotto protezione francese.

Chi è dunque questo giovane oscuro che viaggia “raccomandato” da Bologna a Firenze, da Firenze a Roma repubblicana e infine a Napoli, dove i francesi lo attendono? Non un semplice curioso, né un missionario. Piuttosto un uomo di mezzo: abbastanza interno al mondo ecclesiastico da muoversi con lasciapassare pontifici, abbastanza affidabile per i francesi da rientrare sotto la loro tutela. Un osservatore, un mediatore, forse un portatore di informazioni in un’epoca in cui le vie ufficiali sono crollate. Non una spia in senso moderno, ma qualcosa di molto simile.

Ritratto del cardinale GioannettiChi lo incarica di un viaggio tanto rischioso, proteggendolo con documenti che impongono di non ostacolarlo, ma di assisterlo se necessario? È possibile che un’unica figura potente abbia tessuto questa trama per interessi personali, approfittando della maggiore mobilità del clero in quegli anni. Forse lo stesso arcivescovo cardinale Gioannetti, che concede il Discessit mentre affronta delicate contese politiche e religiose nella Bologna rivoluzionaria.

Zanelli rientra a Bologna intorno alla fine di marzo con uno sguardo diverso: non più quello di un ragazzo, ma di un uomo che ha visto il mutamento profondo dell’Italia e della Chiesa.

Casa dietro al borgo di Castel Guelfo dove sono stati ritrovati i repertiDa Roma porta con sé qualcosa di prezioso: reliquie provenienti dalle Catacombe di San Callisto, corredate da certificati di autenticità. Tornato a Castel Guelfo, incontra i fratelli - Gioachino, Andrea e Angelo – noti artigiani che vivono nel borgo antico. I fratelli hanno una tintoria e in quegli anni decidono di ampliare l'attività costruendo un nuovo locale retrostante al borgo.

Luigi rilegge le concessioni riportate sui certificati: il possessore ha piena facoltà di disporre delle reliquie, "tenerle per sé, darle ad altri, collocarle fuori dalla città in qualsiasi chiesa o oratorio, esporle alla pubblica venerazione dei fedeli, e collocarle senza tuttavia ufficio e messa". Decide allora di usarle come pietra fondante della nuova tintoria, gesto di protezione e buon auspicio. Le colloca sotto una trave, insieme a due monete dello Stato Pontificio e ai certificati, chiusi in una scatola di metallo.

Prima di sigillare quel nascondiglio, Zanelli scrive sul retro dei documenti alcune memorie di straordinaria intensità, affidandole al silenzio ed alla riservatezza.

Secondo certificato di reliquiePiù di due secoli dopo, durante una ristrutturazione, quei certificati vengono ritrovati e consegnati al sindaco di Castel Guelfo, aprendo uno squarcio inatteso sulla vicenda di don Luigi Zanelli e dando avvio alle indagini storiche che hanno ispirato questo articolo.

Sul retro del primo certificato si legge: «Io Gio. Luigi Zanelli ho veduto Bonaparte. Roma e Napoli».

Memorie di don Zanelli scritte sul retro del secondo certificato di reliquieSul secondo, una memoria più estesa racconta violenze, insorgenze e fedeltà repubblicane, fino all’esclamazione finale: «Viva il prode Generale Bonaparte che io ho veduto coi miei occhi. Viva il povero Pio VI, morto. Io Gio. Luigi Zanelli scrissi dopo il ritorno da Napoli».

Non c’è contraddizione in queste parole, ma una lacerazione profonda. Da un lato la pietà per Pio VI, morto in esilio; dall’altro l’adesione ai principi della Repubblica e a Bonaparte, che Zanelli afferma di aver “veduto”. Napoleone non era fisicamente a Roma o a Napoli in quei mesi, ma Zanelli non mente: ha visto il potere che agiva nel suo nome. Per un uomo del Settecento, il potere coincideva con la sua rappresentazione.

Dal 1810 Zanelli diventa parroco a San Lorenzo di Castel del Vescovo di Sasso Marconi, fino alla morte nel 1839. Forse ha portato con sé per sempre il segreto di quel viaggio straordinario. Ma le sue memorie restano una fonte autentica, capace di mostrare come la grande Storia passi anche attraverso strade secondarie, carrozze anonime e sacerdoti solo in apparenza ordinari.

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Fonti:

Genziana Ricci
Sono Genziana Ricci, una blogger curiosa e da sempre appassionata di storia, cultura e arte. Ho creato questo blog per condividere con i lettori piccole e grandi storie del territorio di pianura bolognese, ferrarese e modenese. Credo profondamente nel valore del confronto e della divulgazione di conoscenze legate alla nostra storia, alle tradizioni e alla cultura del territorio, perché sono parte della nostra identità e possono offrire alle nuove generazioni insegnamento e arricchimento. Del resto, la storia ha bisogno di camminare sempre su nuove gambe.

 

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