La toponomastica popolare: come sono nate le denominazioni di vie ed edifici

In questo nuovo post, vorrei approfondire l'argomento della nomenclatura di edifici e vie già cominciato nell'articolo La Mota: una struttura e un nome che raccontano una storia a proposito della Mota di Argelato. Come dicevo, questo edificio fino a quasi un secolo fa era denominato "La Motta", poiché sorge sui resti dell'antico Castello Motta (C'era una volta il Castello Motta di Argelato. L'evoluzione dal Medioevo ad oggi), distrutto tra il XV e XVI secolo. Non ho trovato al momento prove riscontrabili del fatto che La Mota attuale sia quanto rimasto dell'antico borgo fortificato o che sia stata ricostruita successivamente.

Strade e stradelli pubblici di Argelato 1744A. Toschi, 1655 - planimetria e tracciato dell'ex Motta di ArgelatoMa sappiamo per certo che il suo nome trae origine dal terreno su cui sorge e che è rimasto invariato almeno fino agli anni '50. Poi, in virtù di una possibile spianata del terreno o di un errore di trascrizione su documenti, è diventato La Mota. Nome comunque in linea con la situazione attuale: dove prima c'era un rilievo, oggi c'è uno strato di terreno composto da fango e argilla sul quale lo stabile sorge.

Ma come sono nate le nomenclature di vie e palazzi? Un interessante articolo di Magda Barbieri pubblicato sul sito del Gruppo di Studi Pianura del Reno, è molto chiaro in merito. Salvo che non si trattasse di ville importanti, oppure di strade consolari romane (che traevano appunto il nome dai proprietari o dal console che le aveva fatte costruire), nei secoli passati, sia nelle campagne che nelle città, non esistevano denominazioni ufficiali né per strade né per abitazioni.


L'unico modo per descriverli nei documenti pubblici o atti notarili era utilizzare il nome del proprietario del luogo o dei terreni confinanti. Per quanto riguarda invece l'orientamento quotidiano, soprattutto nelle zone rurali, si usava inventare denominazioni che traevano spunto da alcune caratteristiche naturali o ambientali del luogo, come la presenza di un argine o di un albero. Per non ripetere l'esempio della già molto citata Mota, potrei invece citare la Via Due Olmi a Stiatico o la Via degli Aceri ad Argelato.

Fu il perito Gian Giacomo Dotti a riportare molte di queste denominazioni nel "Campione delle Strade" del 1774, su commissione della Legazione. Solo nel corso del 1800 tali denominazioni sono diventate ufficiali, per quanto sarebbe stato necessario attendere fino alla fine del secolo per avere una numerazione e nomenclatura precisa.

Argelato nel Catasto Boncompagni 1777-1786Ma tornando alla Mota di Argelato, ho trovato un altro importante elemento che si collega sia a questo argomento che alle ipotesi su quando possa essere stata costruita.

Dal libro "Nobiltà bolognese fra città e campagna", ho tratto un'interessante citazione riferita proprio a questo edificio: "Se in paesi limitrofi come San Giorgio di Piano vari elementi ricordano ancora oggi il passato ruolo di fortificazione di pianura, nulla della antica motta di Argelato è giunto fino a noi, tranne qualche antica nomenclatura ancora in uso, come il Podere Motta".

E allora, tutte le leggende su questo edificio da dove traggono spunto? Forse è giusto dire, come ho imparato dalle mie ricerche, che ogni leggenda conserva in sé qualche verità. Si tratta principalmente di impegnarsi per tirarla fuori e svelarla.

 

Documenti, link ed altri materiali utili alla scrittura dell'articolo:

- Le immagini pubblicate in questo articolo sono state prelevate dal libro "Antiche Ville e Palazzi della Campagna di Argelato" di Lorenzino Cremonini e Piero Ruggeri - Soc. Ed. Esculapio (1992). Tali mappe e perizie provengono dall'Archivio di Stato di Bologna.

 

- Per ulteriori approfondimenti sulla toponomastica popolare consiglio la lettura dell'articolo di Magda Barbieri del Gruppio di Studi Pianura del Reno: Dalla toponomastica popolare alla toponomastica "ufficiale".

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