E' mattina presto ai Ronchi di Argelato. Vincenzo Angelini accarezza un tronco di legno sul quale dovrà lavorare nei giorni seguenti. Lo studia al tatto, ci crea un legame, le sue mani sanno prima di tutti quale forma assumerà una volta lavorato. E' questa affascinante alchimia che dava inizio, più di 100 anni fa, ad una tradizione artigiana di famiglia che, attraverso processi innovativi continui, si sarebbe tramandata per generazioni, arrivando fino ai nostri giorni.

Ilario Angelini e Giuseppe Cevolani ai Ronchi anni 30Angelini interni di ArgelatoE' il nipote di Vincenzo, Raffaello Angelini, a raccontarmene la storia. Lo incontro sul luogo della loro attività, in via Centese 128. Nel suo ufficio, appese alle pareti, ci circondano fotografie, diplomi, onoreficenze, prove evidenti dei traguardi raggiunti e di una discendenza della quale, certamente e giustamente, sia lui che la sua famiglia vanno fieri.

Gli Angelini cominciarono la loro attività di falegnameria ai Ronchi, una piccola borgata poco distante da Argelato, in una casa detta "Casetto" (Al Casàtt), sul finire dell'800. La bottega si occupava di fabbricare principalmente mobili per la casa, alcuni più tradizionali come la "Spaltȗra", al "Cassòn", la "Vedrèina".

Si realizzavano anche tavoli o attrezzi per i contadini, come il giogo. Ma ci si rivolgeva al falegname anche per le rappezzature alle case, come usci e finestre, oppure per l'accomodamento dei carri o la realizzazione di "grametti" per gramare la canapa. Vincenzo metteva poi a frutto la sua ingegnosità costruendo da sé attrezzi che gli servivano a preparare al meglio il legno per la successiva lavorazione.

L'attività era già avviata da un po' quando i figli Ilario e Antonio decisero di raccogliere l'eredità artigiana del padre ed aiutarlo in bottega. Ai tempi, raramente il pagamento veniva effettuato a lavoro fatto. Per le imprese dei padroni che avevano grandi tenute, ad esempio, si faceva una fattura all'anno.
Molti pagavano anche in natura: per esempio, si facevano realizzare una tavola, ma donavano un tronco, oppure generi alimentari, come grano ed uva. Poi ci si aiutava a vicenda: se c'era molto da fare, veniva un collega da fuori ad aiutare e la famiglia ricambiava quando lui aveva necessità.

Vincenzo Angelini e la famiglia ad Argelato negli anni 40Il mestiere dell'artigiano non rendeva molto, anche a fronte delle tante ore di lavoro, tanto più che quando veniva l'estate ed il lavoro in bottega diminuiva, l'artigiano si recava in campagna a "tirare" la canapa o a mietere il grano, favorendo l'andamento dell'altrettanto duro lavoro nelle campagne.

Immaginiamo, in sintesi, un ambiente ed una comunità in estremo equilibrio che si reggeva, laddove necessario, su una sorta di solidarietà ed operosità reciproca. Raffaello è cresciuto in quel piccolo casetto circondato dalla campagna, impregnato del profumo del legno e caratterizzato dai rumori di antichi strumenti che servivano a lavorarlo.

Perciò l'arte del legno si è radicata in lui, come un albero che affonda le sue radici nella terra. Ma nonostante l'azienda famigliare fosse già molto ben avviata, considerò importante avere una formazione specifica e decise di studiare falegnameria all'Istituto Taddia di Cento, perché desiderava condurre al meglio l'attività quando un giorno ne avrebbe preso in mano le redini. Per molto tempo l'attività principale è stata la realizzazione di mobili su misura, nel rispetto di una tradizione e di un'esperienza ormai consolidate. Raffaello ricorda i "prefabbricati", strutture già confezionate di armadi da adattare semplicemente alla misura della parete da riempire.

Raffaello AngeliniOppure i tempi in cui c'era una maggiore libertà di lavoro, quando gli sposi novelli, per esempio, entravano in bottega per farsi fare una camera da letto e davano loro carta bianca sia sulla scelta del legno che sul colore.
Ma Raffaello intuiva, da uomo lungimirante, la rapida evoluzione alla quale sarebbe andato incontro il mercato, sia a livello tecnico che commerciale. Gradualmente le macchine stavano sostituendo buona parte del lavoro che un tempo veniva svolto a mano e la crescente industrializzazione aveva condizionato l'insorgere di una serie di tendenze in linea con la moda del momento, in grado di condizionare anche le esigenze dei clienti.

Raffaello cominciò quindi ad attuare una metodologia artigianale attenta alle profonde innovazioni intervenute nella realtà sociale ed economica e quando nel 1965 l'attività si trasferì dai Ronchi ad Argelato, il tempo l'aveva già "portata avanti" e oltre all'attività di falegnameria cominciò quella commerciale di vendita mobili e arredi. Tavolo antico da lavoro della ditta Angelini

La Angelini Interni ha saputo cogliere tempestivamente i mutamenti e le novità del mercato per evolvere la propria impresa e farla approdare nel presente.
Questo percorso di evoluzione continua ancora oggi con la ricerca di prodotti di qualità, la cura dei dettagli e la progettazione di soluzioni in grado soddisfare anche le esigenze più complesse. Nonostante questo processo di trasformazione, l'azienda non è dimentica delle proprie origini artigiane.
Il suo know-how è frutto di una esperienza profonda nell'arte della lavorazione del legno tramandata per generazioni, aspetto che le realtà industriali odierne non possono vantare. Alla Angelini Interni, la tradizione va ancora di pari passo con l'innovazione, dunque.

E quando passato e presente si incontrano in armonia, il futuro è lontano solo di un passo.

Testimonianze, bibliografia e link utili alla scrittura dell'articolo:

- Un ringraziamento a Raffaello Angelini ed Ilaria Angelini per la disponibilità all'intervista ed al racconto della storia della loro famiglia. - "Artigiani ad Argelato" – Autori vari (1986) - contributo a cura di Ilaria Angelini e Maurizio Scagliarini dal titolo "Gli Angelini: una famiglia artigiana dall'interno"
- www.angeliniinterni.it

- Immagini: le prime 3 immagini pubblicate provengono dal libro "Artigiani ad Argelato" e dal sito della Angelini Interni. Le ultime 2, che ritraggono Raffaello Angelini ed il tavolo originale da falegname utilizzato da Vincenzo Angelini, ho avuto il piacere di scattarle in occasione della mia recente visita alla Angelini Interni.

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