Edifici Storici
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- Scritto da Genziana Ricci
Il contado di Cento, in provincia di Ferrara, può riservare diverse sorprese, soprattutto a quanti si interessano alla storia, all'arte ed alla religione. Una di queste, è certamente l'Oratorio della Crocetta, situato all'incrocio tra la via Penzale e la via Sant'Orsano.
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Nell'articolo dedicato all'ex-parrocchiale di Sant'Apollinare del Ronco, avevo fatto riferimento alla presenza, a poca distanza, di un antico ospitale. Ma considerando la vastità del tema, ho creduto opportuno approfondire l'argomento in un altro articolo.
Prima di parlare in particolare dell'Ospitale del Ronco di Castel Maggiore, è doveroso fare una premessa storica sugli ospitali, che potremmo considerare, almeno in parte, gli "antenati" dei nostri attuali ospedali.
La Chiesa di S. Maria di Venezzano a Mascarino: uno dei gioielli architettonici della nostra pianura
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E' tarda notte in canonica. Alla sua scrivania, Don Branchini sta scrivendo alcuni appunti su un foglio. La luce di una candela che lentamente si consuma è l'unico indicatore del tempo che passa. Quest'uomo è un creativo ed un innovatore, mosso da una profonda fede.
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Osservo a lungo, attraverso il cancello chiuso, la centrale dell'antico Acquedotto Renano di Calderara di Reno. L'area è parzialmente coperta dalla vegetazione che negli ultimi anni si sta gradualmente riprendendo quello che un tempo era suo.
Questo luogo e le sue funzioni sembrano ormai dimenticate. Gli anni che passano e le recenti demolizioni delle torri piezometriche presenti sul nostro territorio, poi, non fanno altro che spingere ancora di più nell'oblio la sua storia.
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"Quando eravamo piccoli, costruimmo una zattera, fatta a regola d'arte. Poi ci imbarcammo sul fiume e lo percorremmo per un po'. Ma ad un certo punto ci arenammo sulla sponda. La nostra avventura di navigazione sul fiume finì presto, ma noi eravamo pieni di idee e di avventure ne vivemmo tante altre" mi ha detto Susanna Cantamessa Arpinati alla conclusione del nostro giro nella sua tenuta. Per Susanna questo luogo è molto importante ed ogni angolo è un ricordo, di bambina o di ragazza, qualcosa del quale avere cura e rispetto.
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E' mattina presto e la campagna è silenziosa. Avanzo lentamente sulla lunga strada bianca che conduce alla tenuta, ammirando il grande frutteto alla mia destra. Palazzo Minelli non lo vedi subito: non si trova alla fine di un lungo viale alberato e non ti accoglie con ampi e curati giardini come nella maggior parte delle ville del suo tempo, ma proprio per questa struttura è particolarmente affascinante.
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Le porte del vecchio mulino si aprono. E' dicembre e all'interno non è più caldo che fuori. Sulla destra c'è una scalinata che sale fino al quarto piano dell'edificio. Con lo sguardo seguo la curva dello scorrimano che si arrampica fin lassù e non posso che rimanere a bocca aperta. Il mulino di Bentivoglio ha una storia lunga, interessante ed a tratti anche travagliata.
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Qualche buon osservatore la noterà percorrendo la Provinciale Poggio Renatico, arrivando a San Giorgio di Piano, all'altezza dell'incrocio per Bentivoglio. Di un bel colore rosa, forse costruita tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, questa palazzina si trova in via XX Settembre e sulle pareti esterne dei lati est e nord è possibile leggere una frase in latino: "BONA HABEBIT MEDICUS NEMO SI MALA HABUERIT", che significa "Il medico è contento quando i pazienti stanno bene".






