Il Canale tra San Giovanni in Persiceto e Cento

Tra San Giovanni in Persiceto e Cento scorre un canale al centro di numerose vicende storico-territoriali tra le due comunità: i persicetani lo chiamano "Canale di San Giovanni", i centesi invece "Canale di Cento" o "Canalino".

 

Canale a San Matteo della DecimaTra San Giovanni in Persiceto e Cento scorre un canale al centro di numerose vicende storico-territoriali tra le due comunità: i persicetani lo chiamano "Canale di San Giovanni", i centesi invece "Canale di Cento" o "Canalino".

 

Il Canale di San Giovanni in Persiceto attraversa da secoli il territorio persicetano. Esso traeva origine inizialmente dalle risorgive sgorganti nel territorio di Castelfranco Emilia e la concessione del suo utilizzo da parte dei persicetani pare risalire ad un diploma del 1133 dell'Imperatore romanico-germanico Lotario III.

Canale a San Giovanni in PersicetoIl tracciato antico di questo canale, fino al XVI secolo, era molto diverso: giunto nei pressi di via Castelvecchio, ben prima che sorgesse l'abitato di San Matteo della Decima, si divideva in due rami: il primo si inoltrava verso il Crevalcorese; il secondo, seguendo il percorso dell'attuale via San Cristoforo, andava a perdersi negli acquitrini e paludi che allora occupavano gran parte della bassa pianura.

Nel 1509, grazie agli accordi tra la Comunità persicetana ed il Duca Estense Alfonso II, venne operata una diversione del canale verso Cento e Ferrara. I vantaggi furono innumerevoli per entrambe le parti: il Duca D'Este avrebbe avuto acqua con la quale alimentare i suoi mulini centesi ed i maceri per la nuova coltura canapina in rapido sviluppo, i persicetani videro crescere i loro traffici commerciali potendo trasportare le loro merci fino a Ferrara attraverso la nuova via d'acqua navigabile. L'accordo gli consentiva inoltre di non pagare dazi per il passaggio attraverso Cento e permetteva alle merci provenienti dal mare di raggiungere, attraverso il Po di Volano, l'approdo del Molino dell'Accatà, lungo la strada per Decima. Qui sorgeva il porto fluviale della comunità persicetana, rimasto attivo fino agli inizi del XIX secolo.

San Giovanni Persiceto, Catasto GregorianoSul tratto persicetano erano attive dieci barche ed una quarantina sul tratto Cento-Ferrara.
La funzione di alimentazione della macerazione era certamente la principale e rimase tale fino al 1950 facendo ricche le campagne centesi ed i commercianti della città.

Una funzione rimasta ancora in parte attiva (stando a notizie del 2017) è quella di fornire di ottima acqua potabile gli acquedotti di Ferrara e Cento.

Canale di Cento a Ponte del PreteNon si pensi, comunque, che fra persicetani e centesi fosse tutto "rose e fiori": molte furono le diatribe sorte fra le due parti a proposito del Canale che aveva poca acqua o allagava terreni ed abitati, oppure per la divisione delle spese in comune.

I centesi, all'inizio del Seicento, costruirono un argine detto Traversante per bloccare le alluvioni provenienti dal Bagnetto che alzavano troppo il livello del Canale. Questo argine esiste ancora e va dalla strada di Santa Liberata all'Ariosto (Ponte del Prete). In questa zona si trovava un tempo un vecchia osteria, probabilmente un ristoro per viandanti ed è ancora visibile una chiusa.

La disciplina del Canale venne definitivamente regolata da un'ispezione di due valenti periti incaricati dalle autorità bolognesi (Guizzetti) e ferraresi (Laghi).

Ponte del Prete sul Canale di CentoTra l'inizio dell'800 e la seconda metà del '900, nacquero, si svilupparono e si organizzarono i Consorzi di bonifica.

 

Il Canale ha origine nei pressi di San Giovanni in Persiceto, attraversa San Matteo Della Decima fiancheggiando la via Cento e raggiunge via Santa Liberata di Cento passando vicino al punto in cui si trovava il Mulino degli Ariosti. Per molto tempo la fossa circondaria fra la Rocca e Porta Pieve finì per essere chiamata Canale (cosa che risulta anche dalle cartografie odierne), mentre invece il Canale di Cento scorreva lungo l'attuale Corso Guercino (già Strada Borgo di Mezzo) attraversando il centro del paese. L'approdo, in entrambi i casi, era un piccolo porto che si trovava nell'attuale Piazzale Bonzagni, dove un tempo si trovavano anche l'Arco Clementino e la Porta Molina a rappresentare l'ingresso nord di Cento.

Porta Molina a CentoDa lì, il corso d'acqua prosegue la sua strada nei territori di Corporeno, Buonacompra proseguendo fino alla Botte del Cavo Napoleonico e poi a Vigarano Pieve e Porotto-Cassana fino ad immettersi nel Canale di Burana ad Arginone e da qui nel Po di Volano, che scorta le acque fino al Lido di Volano.

Lungo il suo tragitto, il Canale raccoglie le acque di scolo di circa 15000 ettari di terreni posti nei comuni attraversati.

 

Il Canale cominciò a perdere d'importanza già all'inizio del XIX secolo, con l'arrivo di Napoleone che desiderava strade più transitabili ad uso dei suoi eserciti. Nel corso del secolo successivo, con l'avvento della ferrovia, l'incremento del trasporto su gomma, la costruzione di nuovi assi stradali e la crescente cementificazione, il Canale venne abbandonato, parzialmente tombato e lasciato nell'incuria. Negli ultimi sessant'anni le lamentele da parte dei cittadini sono state numerosissime perché nel Canale si sono fatte confluire tutti i tipi di acque reflue e nere, scarichi industriali ed agricoli, tanto da renderlo putrido e disprezzato dai rivieraschi.

 

CCento nel Catasto Gregorianoome scrivevo poco sopra, oggi il Canale riveste ancora una funzione importante per le campagne del bolognese e del ferrarese che ne sono attraversate. Tuttavia, il suo glorioso passato è sconosciuto a buona parte degli abitanti di questi territori, più che per disinteresse, per mancata sensibilizzazione.

Gli interventi di bonifica e riqualificazione effettuati di recente in alcuni tratti sono stati un primo passo per restituire a questo corso d'acqua un'immagine più dignitosa e ...salubre, per quanto possibile.
Tuttavia, parlando da "forestiera", ritengo che oltre alla manutenzione, vi sia un altro compito che immancabilmente ricade sulle diverse amministrazioni locali: quello di ricordare tanto alle comunità interessante dal passaggio del Canale, quanto a quelle che non lo sono, che un tempo, su una barca, si poteva arrivare da San Giovanni in Persiceto, passando per Cento, dritto dritto fino al mare, trasportando merci, persone, culture e storie.

 

Quello di apprendere e comprendere il patrimonio di storia e cultura che ha viaggiato su questo Canale è il dono più grande che un cittadino possa ricevere, la prova che l'acqua è in grado di annullare qualsiasi confine amministrativo che sia mai stato segnato tra un territorio e l'altro, tra una comunità e l'altra.

 

Fermare l'acqua è un compito impossibile, ma fissare nella memoria delle persone ciò che il suo corso ha rappresentato nei secoli e le vicende che grazie ad esso le hanno accomunate, è un impegno al quale non ci si può sottrarre. Un dovere per chi amministra, un diritto per chi ascolta.

 

 

 

Bibliografia, links ed altri documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

 

 

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